Il cambiamento di prospettiva

"Nessuno può convincere un altro a cambiare. Ciascuno di noi è il custode di un cancello che può essere aperto soltanto dall'interno.”
(Stephen Covey)

“Perché presumi che tutti debbano cambiare senza neanche conoscere le persone?“
Rimasi colpito dalla violenza della domanda. Stavo facilitando una fase delicata di un training sul cambiamento, intuivo che la partecipante si riferiva a se stessa e non agli altri ma in ogni caso ero consapevole che la domanda fosse lecita.

Perché pensare che si debba cambiare?
Negli anni ho notato che in un processo di consapevolezza si vivono momenti destabilizzanti che creano resistenze di varie forme al confronto con il vedere cose nuove, o vedere le stesse cose con occhi nuovi può portare di fronte a situazioni di disagio e fare emergere svariate paure. In circostanze simili mi è capitato ironicamente di dire che in fondo “si stava meglio quando si stava peggio”.

Perché cambiare dunque?
Non ho risposte certe, e non posso categoricamente affermare che tutti debbano cambiare o che sia necessario farlo per vivere al meglio. Il cuore della professione che svolgo è fondato sulla scelta dell’individuo e su quella di un’intera comunità. Ho accompagnato molte persone e organizzazioni ad attraversare periodi di cambiamento, scelti o forzati, e i risultati ottenuti sono tra le maggiori soddisfazioni che abbia sinora vissuto. Al tempo stesso conosco persone che stanno bene così come sono, non mi riferisco alla categoria degli ottimisti inguaribili, ma a tante persone che non si pongono il problema di farsi domande inutili, se non quelle che siano legate alle necessità più concrete. E stanno bene così. Ho imparato anche da loro, così come continuo ad imparare da tutti. 

Quanto possiamo cambiare?
Quando lancio le prime esercitazioni nei training sulla Leadership Trasformazionale (un training che facilito sul tema del cambiamento trasformazionale) le paragono al salto di un invisibile asticella. Pongo metaforicamente l’asticella in mezzo alla stanza ad un’altezza di soli 5 centimetri spiegando che rappresenta la prima altezza che si dovrà saltare e che via via che il corso prenderà vita proporrò esercitazioni gradualmente più impegnative chiedendo al partecipante di saltare più alto, sempre più in alto.  Mentre proseguo con la metafora pongo una domanda: secondo voi io so sino a quanto voi potrete saltare? Certo che no, quello di cui come Coach sono certo è che solo rischiando potrete guadagnare una misura maggiore rispetto a quella precedente. Quello spazio in più che andrete ad ottenere è la conquista di un nuovo margine di libertà interiore a vostro beneficio e a beneficio della vostra azienda e delle vostre relazioni.
Il tema del cambiamento ha un’infinità di sfaccettature, contenuti, verità e paradossi.
L’intero sistema attuale che governa i vari sistemi è minacciato dall'instabilità ed è immerso nel precariato d’ogni tipo. Procedere in un percorso di cambiamento offre la possibilità di percorrere un cammino che ha l’obiettivo di farci vivere al meglio ogni sfera della nostra vita: del nostro essere e del nostro fare; come Persona e come Professionista.

Decidere di affrontare un percorso di cambiamento significa: prevenire- migliorare-potenziare
Prevenire criticità legate a modi di fare, convinzioni e consuetudini inefficaci.
Migliorare la relazione con noi stessi e con gli altri e il nostro modo di agire e d’interagire.
Potenziare qualità personali e di performance professionale.
 

Il sapore del cambio di prospettiva?

Per raggiungere concreti risultati ogni processo di cambiamento deve utilizzare, prima o poi, lo strumento del cambio di prospettiva che richiede uno spostamento di veduta. Questo significa guardare con uno sguardo diverso, concettuale, spirituale o fisico, che permetta di vedere “le cose” da un altro punto di vista.
Per cambiare è necessario cambiare posizione per scoprire quali altre opportunità sono nascoste. Il cambiar prospettiva rappresenta un potente carburante e un raffinato olio per gli ingranaggi che governano i nostri comportamenti.
"Ogni uomo considera i limiti del proprio campo di visione come i limiti del mondo".
I nostri paradigmi sono i potenti filtri che determinano il nostro modo di vedere il mondo: quello che vediamo, percepiamo e interpretiamo diventa la realtà.
Realtà che diventa una verità, spesso indiscutibile, che sosterremo in ogni modo e in ogni dove.
Le criticità si manifestano quando ci imbattiamo in un crocevia di paradigmi e di prospettive diverse che ci offrono diverse realtà e relative verità.

Cambio di prospettiva e pre-contemplazione.                                                                                                  
Il modello transteoretico del cambiamento definisce il confronto con altri punti di vista, e la possibilità di un cambiamento di prospettiva, il momento di attesa e della pre-contemplazione.
In uno stadio in cui un individuo o un’organizzazione non riconoscono o rifiutano la possibilità del cambiamento, sia perché non ne vedono la necessità, sia perché non credono di potercela fare, il dubbio che si installa è quello di credere che quello che si potrà ottenere non sarà maggiore o migliore di qual che si ha e si sa.
È il confronto con la famosa zona comfort, quella parte dove noi tutti sistemiamo con cura sicurezze e abitudini proteggendole da ogni forma di rischio. La zona-comfort è un’area protetta che si sente fastidiosamente insidiata dall'impatto con il cambiamento. Nella fase della pre-contemplazione le resistenze si manifestano con strategie protettive d’ogni sorta. Strategie che confermano la convinzione che non conviene cambiare né provare a farlo.
In fondo perché lasciare la strada vecchia quando non si sa mai dove ti porterà quella nuova?
Ed è la paura di perdere la sicurezza di ciò che si ha o si conosce che rende questa fase del cambiare prospettiva ardua come affrontare la scalata di montagna: ogni centimetro di spostamento sembra richiedere un’infinità di sforzi.

Resistenze.
Uno dei Trainer che mi ha formato sulla "Leadership Trasformazionale" invitava a partecipare al Training deponendo i modi di pensare e le varie convinzioni: "Appendetele fuori dalla sala come se fossero un vestito  che sarà a vostra disposizione a fine Training".
La prima richiesta per portarsi a casa il migliore dei risultati: essere presenti con una attitudine da apprendisti predisposti a cambi di prospettiva, curiosi di nuovi apprendimenti da potersi applicare sul momento.
Nella mia esperienza di partecipante prima e di trainer poi, ho visto come quest’invito appaia inizialmente infantile per poi rivelarsi uno dei principali ostacoli per un cambiamento.
Mettere in stand-by le proprie convinzioni, ascoltare e osservare nuovi e diversi modi di pensare e agire può trasformarsi in una sfida notevole, un’asticella che appare troppo alta da potersi saltare. Che ne sarà poi di me, di noi? Cosa sarò costretto a rinunciare e a fare?
Si vive questo momentaneo deposito dei vestiti conosciuti come un attacco frontale alla propria identità, valori e principi di riferimento inclusi.

Restringere o allargare
Se la cattiva notizia è che non sia facile lasciarsi trasportare in questa esplorazione, quella buona è che non si tratta di farsi derubare di ciò in cui si crede ma, di avventurarsi fuori da una delle tante zone comfort che abbiamo creato. Si tratta di uscirne o di espanderne i confini.
"Se noi non stiamo allargando la nostra zona di comfort è probabile che stiamo diminuendo le nostre capacità di risolvere i problemi. Rischiare e uscirne ci offre la possibilità di scoprire nuovi orizzonti e inattese opportunità" (S. Zanolli).
Rimanere ancorati a ciò che sappiamo o conosciamo può impedire a nuovi apprendimenti di arricchirci, potenziarci e a volte trasformarci.

Gustare nuove vedute                                                                                                                                               
Occorre entrare nel vivo del cambiamento avendo chiarezza su vantaggi e svantaggi. È il momento in cui il cambiare prospettiva diventa la chiave che apre nuove porte.
Potenziare le nostre qualità deve passare attraverso fasi di rimessa in discussione personale e organizzativa. Cambiare punto di vista equivale a rimettersi in gioco e imparare a giocare con diversi approcci. È un invito a considerare altre modalità per poi scegliere quella che più ci appare come nostra. È un movimento dinamico che fortifica il nostro essere e il nostro fare. Solo dopo aver vissuto momenti di reale cambiamento possiamo iniziare a gustare il piacere del cambio di prospettiva. Questo ci evita di fossilizzarci in consuetudini e convinzioni conosciute come se fossero le uniche possibilità che la vita personale e professionale ci possa mai offrire, e così quei lunghissimi centimetri di cammino prendono forma e senso come nell'epico discorso di Al Pacino nello spogliatoio in "Ogni maledetta domenica":
"la vita è un gioco di centimetri che sono dappertutto, sarà la loro somma finale che farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta tra il vivere e il morire".

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