Sbaglio e imparo

Il vecchio detto “sbagliando s’impara” trae le sue origini dall'antica Roma e ancora oggi può essere fonte d’ispirazione e di motivazione.
Anche oggi un nostro errore di valutazione o di azione può procurarci del gran fastidio e sentimenti negativi che avremmo volentieri evitato.  Eppure un errore di percorso, personale o professionale, offre la possibilità di considerarlo un pezzo che mancava alla nostra scuola di vita.
 
Quella scuola che giorno dopo giorno ci insegna qualcosa di nuovo in alcuni casi proprio attraverso gli insuccessi. Anzi è proprio l'insuccesso a determinare un cambiamento e il desiderio di percorrere nuove strade.
A questo proposito uno dei più grandi Coach di Football Americano V. Lombardi ha affermato che «il maggior successo non consiste nel non cadere mai, ma nel rialzarsi dopo ogni caduta».
 
La nostra responsabilità è di affrontare tutte le conseguenze dei nostri sbagli, senza rimanere intrappolati o nell'accusa o nei sensi di colpa. Attraversare quei momenti con consapevolezza è la via per la libertà non per la prigionia.
Un famoso carattere cinese equivalente alla parola crisi, rappresenta graficamente anche la parola opportunità, e significa che è nel cuore del problema che si trova la soluzione.
Evitare gli errori dunque è piuttosto improbabile, ma essi possono essere trasformati in momenti costruttivi che aiutano a crescere e permettono di fare un passo in più verso la meta prefissata.

Esempi e paragoni, non confondiamoci…

A chiunque può capitare di imbattersi in conversazioni che riportano situazioni simili ad altre situazioni, oppure che si riferiscano a persone o organizzazioni che vengono paragonate: simili tra loro, ma in qualche modo diverse.
O vivere altri momenti dove il paragone è il punto centrale della comunicazione, sino a produrre sentimenti negativi come invidia e gelosia, esasperandoli in certi casi fino ad un desiderio di rivalsa o addirittura vendetta.
 
In altre parole: un modo negativo di paragonare o paragonarsi procura frustrazione.
E in genere i desideri o i sogni non appagati la producono. 
Questo modo di porsi di fronte a qualcosa o qualcuno che vorremmo avere o essere finisce normalmente per scoraggiarci e demotivarci.
Se filtriamo le cose attraverso questa forma di paragone il bicchiere sarà sempre e solo mezzo pieno: impossibile vederlo in altro modo.
 
Il paragone diventa il paradigma della mancanza.
Quale può essere allora un percorso di pensiero e di parola alternativo e contrastante che apra possibilità e procuri sentimenti più armonici e positivi?
Ho riscontrato che, attraverso la lettura di alcune appassionanti biografie, gli esempi di vite riportate mi incoraggiavano e motivavano ad andare avanti per gli obiettivi e le mete che mi ero posto.
L’esempio positivo preso come un modello da seguire e imitare è uno spazio di sano confronto che procura energia e stimolo per proseguire e per tendere verso il meglio per noi stessi e per gli altri. Il beneficio che ne traiamo produce incoraggiamento e motivazione.
 
Questo percorso di pensiero e di azione porta a volte a seguire le orme di chi hai preso ad esempio ma senza dover imitare o duplicare lo stesso modo di fare o di essere.
L’esempio da cui trarre ispirazione ci spinge ad imitare ma ci lascia liberi d’interpretare a modo nostro le qualità, i valori e i comportamenti senza perdere i lati essenziali del nostro essere.
 
Mentre il paragone ci porta considerare quel che non abbiamo o che non siamo e che qualcun altro possiede o è, l’esempio ci porta ad aggiungere ciò che ci manca trasportandoci in una dinamica dimensione di confronto, crescita e cambiamento.
Se il paragone crea uno stato di passività e di giustificazione, l’esempio ci responsabilizza e ci rende consapevoli dei nostri limiti e delle nostre potenzialità e ci porta all'azione.
 
E poi ci possono essere esempi, di adesso o della storia terrena e ultra terrena….
 
Quali sono stati tuoi e in che modo hanno influito nelle tue scelte di vita?
Quanti paragoni inutili e fuorvianti coltivi ancora dentro te e a cui sei disposto a rinunciare?
 
Nota finale
Ho volutamente considerato il termine “paragone” con un significato negativo. 
In frasi positive esprime spesso somiglianza, equivalenza assoluta per affermare che una cosa è indiscutibilmente superiore ad altra con cui si vorrebbe confrontarla, o per esprimere un giudizio superlativo. Molto quindi dipende dall'uso che si fa e dal contesto in cui lo si usa.
Tra l’altro ho scoperto, beata ignoranza, che il paragone è in origine una varietà di diaspro nero, una pietra che da tempo immemore viene usata per saggiare la purezza dell’oro, la celebre "pietra di paragone". I mercanti nel Medioevo la portavano sempre nei loro viaggi d’affari.
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